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Emblema della Repubblica Italiana

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Testata registrata - n. 73/2008 del 26/02/08

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"Women Mean Business and Economic Growth – Promoting Gender Balance on Company Boards": presentati i risultati del progetto

23 ottobre 2015


Questa mattina si è tenuto a Roma, presso la Sala polifunzionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, l'evento di chiusura del progetto europeo "Women Mean Business and Economic Growth - Promoting Gender Balance on Company Boards", co-finanziato dalla Commissione europea nell'ambito del programma Progress e coordinato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri in collaborazione con il Centro di ricerca sulle dinamiche sociali Dondena dell'Università Bocconi.

Il progetto, lanciato nell'ottobre 2013, ha avuto l'obiettivo di promuovere la presenza equilibrata delle donne e degli uomini nei processi decisionali economici attraverso diversi strumenti e analisi, nella fattispecie:

  • è stato definito lo scenario delle donne all’interno di tali processi, fornendo dati relativi alla leadership femminile in Italia e le migliori prassi per promuoverla;
  • è stata costruita una banca dati delle donne presenti negli organi di amministrazione e controllo che contiene le principali informazioni socio-demografiche sui membri dei consigli di amministrazione e dei collegi sindacali, sia uomini che donne, delle 241 società quotate nei mercati regolamentati;
  • è stato realizzato uno studio innovativo sui processi di selezione e sul ruolo di questi ultimi nella promozione della leadership femminile;
  • è stato indagato se il caso italiano dell'obbligo di assicurare le quote di genere sia in grado di fornire ulteriori nuove tendenze sulla relazione tra l'empowerment delle donne e la performance delle imprese.

All'evento hanno partecipato Claudio De Vincenti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ed Elke Ferner, Sottosegretario di Stato parlamentare presso il Ministero federale tedesco della famiglia, degli anziani, della donna e della gioventù.

Sono intervenuti Valeria Fedeli, Vicepresidente del Senato della Repubblica; Giovanna Martelli, Membro della Camera dei Deputati e Consigliera del Presidente del Consiglio in materia di Pari OpportunitàAlessia Mosca, Membro del Parlamento europeo; Lella Golfo, Presidente della Fondazione Marisa Bellisario; Dagmar Schumacher, Direttrice dell’Ufficio UN Women di Bruxelles e referente per la campagna internazionale He for She; Monica Parrella, Dirigente Generale del Dipartimento per le Pari Opportunità; Paola Profeta, Coordinatrice scientifica del Progetto – Università Luigi Bocconi di Milano.

"La composizione del Governo improntata ad una sostanziale parità, la cancellazione -  col 'Jobs Act' - delle odiose dimissioni in bianco, i buoni risultati della legge sulle quote obbligatorie nei cda delle società quotate e delle partecipate pubbliche: esempi di azioni concrete a sostegno della parità di genere. Siamo ben consapevoli della necessità di rimontare una graduatoria che ci vede in affanno, ma i primi risultati si vedono",  ha dichiarato il Prof. Claudio De Vincenti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L'On. Giovanna Martelli, Consigliera del Presidente del Consiglio in materia di Pari Opportunità, ha affermato: "L'Italia ha assunto importanti impegni a livello nazionale e internazionale sui temi dell'uguaglianza di genere e dell'empowerment femminile, per l'attuazione degli obiettivi della Piattaforma d'azione di Pechino e per il raggiungimento della piena parità di genere entro il 2030. Mentre la leadership al femminile in tutto il mondo è sempre più un sinonimo di sviluppo e crescita economica, in Italia, sebbene ci siano importanti segnali verso il superamento dei gap di genere in diversi settori, bisogna constatare che la piena realizzazione e parità femminile ha ancora molti traguardi da raggiungere. Per questo", ha concluso Martelli, "continuiamo a cooperare strettamente con le Nazioni Unite, negli sforzi verso la realizzazione dell'uguaglianza di genere e la piena emancipazione delle donne".

"Questo progetto europeo è di straordinaria importanza perché ci permette di monitorare l'ingresso delle donne nei luoghi decisionali e gli effetti positivi prodotti dal cambiamento in corso", ha evidenziato la Sen. Valeria Fedeli, Vicepresidente del Senato della Repubblica. "A quattro anni dall'approvazione della legge 120/2011, i risultati attesi rispetto a un'equa rappresentanza di genere nei cda e nei collegi sindacali sono migliori delle aspettative, le donne che esercitano ruoli apicali nelle grandi società quotate sono aumentate con valori molto positivi, migliorandone le performance qualitative e produttive, ma è necessario intraprendere ancora molte azioni affinché si condivida fino in fondo l'alto valore di una piena condivisione, tra donne e uomini, dell'esercizio di ruoli e funzioni apicali in tutte le nostre imprese. Penso, ad esempio, alla necessità di applicare a tutte le società a partecipazione pubblica i principi di questa norma, obiettivo su cui ho sostenuto in Senato anche una specifica mozione, agendo anche sulle società monocratiche, oppure al bisogno di rendere strutturale la capacità di azione della legge andando oltre il suo carattere di temporaneità: sarebbe un modo per fare il vero salto di qualità che serve, spostando l'attenzione dal problema delle quote a quello delle norme antidiscriminatorie".

La Cons. Monica Parrella, Dirigente Generale del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e coordinatrice del progetto, ha sottolineato che: "la legge italiana sulle quote di genere ha infranto le barriere di ingresso delle donne alle posizioni apicali delle maggiori società. Tuttavia la legge è temporanea e le quote non sono sufficienti di per sé sole a garantire una partecipazione femminile stabile nel decision making economico del Paese. Affinché si realizzi un cambiamento duraturo e si consolidi la presenza equilibrata di uomini e donne ai vertici delle società italiane", ha proseguito Monica Parrella, "occorre intervenire anche attraverso azioni che strutturalmente modifichino l’organizzazione del lavoro, rendendola più flessibile e compatibile con l'organizzazione familiare. Ciò consentirà a sempre più donne di assumere posizioni manageriali di primo piano, senza che siano costrette a  scegliere se mettere al servizio il proprio talento della società o dedicarsi alla famiglia. Un'organizzazione del lavoro più smart",  ha concluso Monica Parrella, "può innescare un cambiamento culturale profondo dal quale potrà emergere il  merito a prescindere dal genere. Sarebbe importante che, insieme ad alcune imprese multinazionali che stanno facendo da apripista, anche altre aziende assumessero l'impegno a farsi portatrici dell'innovazione rappresentata dallo smartworking. Anche le amministrazioni pubbliche, sulla base delle nuove disposizioni della legge Madia, stanno introducendo questa modalità organizzativa innovativa".

"La nostra ricerca", ha precisato la Prof.ssa Paola Profeta, responsabile scientifica del progetto, "ha mostrato che le quote di genere in Italia hanno avuto un effetto positivo, in particolare hanno innescato un processo di rinnovamento dei board che ha migliorato la qualità dei membri, uomini e donne. Anche se è ancora presto per dare una risposta definitiva, a differenza del caso norvegese, pioniere nell'introduzione di quote di genere, non abbiamo identificato effetti indesiderati sulle performance aziendali, al contrario cominciano a vedersi alcuni effetti positivi".

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