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Rete per le Pari Opportunità

Testata registrata - n. 73/2008 del 26/02/08

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Numero 2: L'imprenditoria femminile nelle Regioni Convergenza

18 gennaio 2012

Secondo l’Osservatorio Unioncamere, l’incidenza delle imprese femminili (detto tasso di femminilizzazione) nelle regioni meridionali è complessivamente al 25,6% a fronte di una media nazionale pari al 23.4%) a conferma del fatto che la propensione all’imprenditorialità delle donne è anche una risposta alle minori opportunità di lavoro dipendente che offre il proprio territorio.

Tavola: tasso di femminilizzazione imprese per Regione

 

La composizione per attività economica è rappresentativa della forte specializzazione settoriale propria di tutto il contesto italiano. Non fanno eccezione le quattro Regioni Convergenza, che vedono l’imprenditoria femminile preponderante nei settori del commercio e dei servizi (ad esempio in quelli riferiti alla sanità e all’assistenza sociale e ad attività ricettive e di ristorazione). Il dato statistico segnala comunque un progressivo ingresso delle donne in settori a tradizionale vocazione maschile (ad esempio le costruzioni) ed il graduale abbandono del settore agricolo (comunque ancora importante).

Rispetto alla forma giuridica si assiste ad una marcata tendenza verso l’aumento delle forme di società di capitali, mentre è sempre più debole l’incremento delle imprese individuali. Queste ultime tuttavia restano la componente più consistente dell’universo imprenditoriale femminile: sono il 60,4% di tutte le iniziative guidate da donne.
Vista la dinamicità del quadro di insieme il Dipartimento per le pari opportunità - nell’ambito del Progetto di Assistenza Tecnica (POAT) alle quattro Regioni della Convergenza - ha ritenuto opportuno proporre una serie di analisi e di approfondimenti in tema di imprenditorialità e lavoro autonomo in ottica di genere.

Un primo studio ha cercato di verificare, anche attraverso l’utilizzo di metodologie internazionali, se ed in quale misura esistano specificità che possono essere ricondotte al contesto delle aree geografiche delle quattro Regioni Convergenza. Ha poi definito una Mappa Teorica delle Opportunità, cioè una proposta di sistematizzazione delle azioni che si possono promuovere in materia di sviluppo dell’impresa femminile. “Teorica” perché rappresenta la base di riferimento ipotetica delle azioni che si possono intraprendere a livello regionale e in particolare attraverso le risorse FESR inserite nella programmazione comunitaria delle quattro Regioni.
Ci si riferisce alle politiche di incentivazione finanziaria per gli investimenti (materiali e immateriali) necessari ad avviare nuove imprese femminili e a sviluppare e innovare imprese già esistenti; alla gestione di aiuti economici (voucher) da utilizzare per servizi di formazione, consulenza e tutoraggio, sia nella fase di start up che, soprattutto, nella fase di sviluppo e consolidamento delle imprese; alle attività di networking per l’informazione rispetto alle opportunità offerte dagli strumenti di policy ai vari livelli, per lo scambio di buone prassi e la gestione associata delle problematiche ricorrenti. Sulla scia di quanto appreso attraverso le sperimentazioni, con gli errori e le riuscite che hanno fatto registrare, il networking potrebbe fornire l’accesso a utilissimi servizi di mentoring messi in campo direttamente dalle imprenditrici di successo operanti nei singoli territori di riferimento.

Un secondo studio ha analizzato le forme di incentivo per imprese femminili nella Regione Calabria, mettendo in luce una realtà con sue marcate peculiarità. Il quadro che emerge dalle interviste sulle difficoltà legate alla conduzione di un’impresa rosa in Calabria è in controtendenza rispetto ai principali fattori che generalmente si usano per spiegare la bassa propensione delle donne a fare impresa. A livello nazionale, ad esempio, la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia è riconosciuta come una delle principali determinanti della scarsa partecipazione delle donne al mondo produttivo e del lavoro. In Calabria, al contrario, emergono vincoli specifici legati al contesto socio-culturale locale e alla tipologia di attività intrapresa. Alcune professioni sono appannaggio riconosciuto degli uomini, e qualsiasi novità o modifica dello status quo viene vista con scetticismo, se non avversata fermamente. I valori e le norme sociali sono per lo più sfavorevoli alla leardership femminile in azienda, e talvolta il pregiudizio di genere viene difeso dalle stesse donne. D’altro canto, la Calabria ha sperimentato lo strumento prestito d’onore donne che ha registrato una partecipazione notevole: circa 2000 domande di agevolazione presentate.

Nel contesto impervio delle Regioni Convergenza, spicca la forte vivacità dell’imprenditoria al femminile. Pur considerando che i dati sono sovrastimati a causa delle cosiddette “donne prestanome”, bisogna notare che al Sud l’imprenditoria femminile è cresciuta persino in questi due anni di profonda crisi economica. Un fenomeno straordinario a maggior ragione in questo periodo di difficile congiuntura, che rileva come efficace strategia per la crescita dell’occupazione delle donne e il supporto allo sviluppo ocale e invita perciò a promuovere più interventi e strumenti per il suo rafforzamento.

 

Nota 1 - I criteri di individuazione delle imprese femminili, utilizzati dall’Osservatorio Imprenditoria Femminile di Unioncamere dal 2003 fino al 2008, sono stati ispirati dalla legge 215/92 prevedendo l’assegnazione dell’attributo di genere quando si verificavano le seguenti condizioni: 1) quota di proprietà femminile e quota di cariche femminili (Amministratori) superiori al 50%; 2) in assenza di informazioni sull’elenco soci, era sufficiente che la quota di cariche femminili superasse il 50%. Con il 2009 le novità legislative sul libro soci delle società di capitale e l’introduzione della nuova classificazione statistica delle attività economiche, hanno portato alla revisione dell’algoritmo utilizzato dall’Osservatorio come segue: 1) per le società di capitali media della somma tra la quota di proprietà femminile e la quota di amministratori donne superiore al 50%, 2) per le società di persone e cooperative percentuale dei soci donne superiore al 50%, 3) per le ditte individuali titolare donna, 4) per le altre forme giuridiche più del 50% di amministratori donne.

Nota 2 - Retecamere, Ministero dello Sviluppo Economico, Dipartimento per le pari opportunità, 2° Rapporto nazionale sull’imprenditoria femminile “Impresa in Genere”, 2011. V. Rapporto Impresa in Genere (pdf, 2MB)