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Emblema della Repubblica Italiana

Presidenza del Consiglio dei Ministri

DIPARTIMENTO PER LE PARI OPPORTUNITÀ

Rete per le Pari Opportunità

Testata registrata - n. 73/2008 del 26/02/08

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Numero 3: Inclusione sociale

2 marzo 2012


Facendo seguito al rinnovato impegno della Commissione a presentare nuove proposte per l’applicazione del principio di parità per tutti, il Comitato delle regioni ha ribadito l’importanza di istituire, all’interno di ogni amministrazione regionale, una «autorità per i diritti e le pari opportunità», per l’applicazione concreta del principio di pari opportunità in tutti gli interventi regionali cofinanziati con le risorse comunitarie.

Il DPO, a riguardo, anche in risposta all’esigenza specifica dell’Autorità di gestione del POR Calabria di rafforzare la governance delle pari opportunità nel contesto regionale, ha affidato l’elaborazione dello studio Un’analisi dei modelli di Autorità per l’Uguaglianza sul territorio nazionale finalizzata alla definizione di un modello da applicare alla Regione Calabria. Lo studio offre un sintetico ma efficace quadro del contesto nazionale di riferimento in tema di organismi di parità. Identifica i differenti tipi di autorità e presìdi istituiti presso le amministrazioni di riferimento; le metodologie adottate; le procedure in essere; i compiti, i ruoli e le funzioni attribuiti alle strutture individuate. Infine fornisce elementi utili per l’eventuale costruzione di un presidio di governance a livello nazionale.

A valle dell’analisi svolta, in considerazione delle specifiche esigenze poste dalla Regione Calabria e dal POR FESR 2007–2013 in materia di pari opportunità e uguaglianza di genere, si è proceduto all’elaborazione di un modello di Autorità di Uguaglianza per la Regione Calabria sostenibile nel tempo.

La governance è strettamente legata all’efficacia dei mezzi d’intervento locale. Soprattutto in materia di politiche di inclusione sociale, dove la partecipazione dei target a rischio discriminazione nella definizione delle policy è fondamentale per una corretta taratura delle stesse. Ciò è tanto più evidente nelle politiche di sviluppo territoriale, volte da un lato a migliorare le condizioni di vita, l’accessibilità ai servizi e le opportunità per tutti, in modo da accrescere attrattività e competitività dei territori, dall’altro impegnate ad incentivare il recupero, l’integrazione socio economica e la valorizzazione storico-identitaria delle aree marginali e delle aree degradate. Tali tematiche sono state approfondite dal DPO attraverso lo studio Le politiche di sviluppo territoriale e le misure di prevenzione e contrasto delle discriminazioni per motivi razza, etnia, orientamento sessuale e identità di genere, disabilità ed età nelle regioni obiettivo convergenza. Il documento fornisce un’analisi approfondita della normativa e del quadro programmatico di riferimento sul tema, attenta al mutato approccio alla definizione delle politiche di sviluppo territoriale. Vero valore aggiunto dello studio è l’ampia e articolata raccolta di buone pratiche realizzate a livello territoriale, nazionale e internazionale sul tema di riferimento. La ricognizione ha messo in luce alcuni strumenti di progettazione partecipata trasversali, replicabili rispetto alle tematiche ed ai contesti, che sono risultati essere dei validi indicatori di efficacia delle politiche di sviluppo locale vigili sulla tutela delle pari opportunità e dell’inclusione sociale.

Un aspetto peculiare ed imprescindibile delle politiche di sviluppo territoriale sono le azioni di potenziamento dei servizi territoriali e di riqualificazione dei territori, orientate a promuovere e sostenere processi di inclusione e contrasto dei fenomeni discriminatori. A tal proposito, il Consiglio europeo, nonostante i numerosi interventi per far progredire l’inclusione sociale dei Rom, e le continue sollecitazioni agli Stati Membri, sottolinea come i Rom si trovino ancora in uno stato di emarginazione definito «grave». Il Consiglio accoglie la comunicazione della Commissione su un quadro UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom fino al 2020 che invita gli Stati membri ad adottare o sviluppare ulteriormente un’impostazione globale per l’integrazione dei Rom e li incoraggia a rendere i finanziamenti UE esistenti più accessibili per i progetti di inclusione dei Rom, secondo l’entità e la situazione socioeconomica della popolazione Rom che vive nei loro territori e tenendo conto delle diverse situazioni nazionali.

In tale contesto il DPO attraverso lo Studio sulle popolazioni Rom, Sinte e Camminanti presenti nelle Regioni Convergenza ha inteso rispondere alla specifica necessità, manifestata dalle amministrazioni di riferimento, di sperimentare modelli di intervento per garantire obiettivi di equo accesso ai servizi da parte dei cittadini di origine straniera, Rom e Sinti in particolare, nonché di conoscere ed acquisire buone pratiche sperimentate con successo in ambiti analoghi, internazionali e nazionali, sul tema delle politiche antidiscriminatorie connesse all’origine etnico-razziale. Lo studio ha analizzato le modalità di insediamento territoriale e l’accesso ai servizi sociosanitari da parte delle popolazioni Rom, Sinte e Camminanti nelle Regioni Convergenza, al fine di valorizzare la loro presenza sul territorio, per uno sviluppo equilibrato e sostenibile degli spazi urbani. Ai fini della ricerca di un modello di intervento positivo e replicabile presso i territori convergenza è stata condotta, infine, un’analisi di progetti eterogenei sia per localizzazione che per area d’intervento, prendendo a riferimento, oltre al settore socio-sanitario, anche quelli dell’istruzione e della casa.

Un focus specifico è stato posto sulla realtà siciliana con lo Studio finalizzato alla raccolta e analisi di buone pratiche e di modelli organizzativi sperimentati e di servizi innovativi erogati a favore di persone diversamente abili e cittadini extracomunitari nella città di Palermo. La ricerca, attraverso un’indagine sulle strutture locali che offrono servizi ai cittadini extracomunitari e ai soggetti diversamente abili, ha individuato i relativi punti di forza e di debolezza, definendo gli ambiti di intervento comuni in grado di migliorare l’offerta.

Qualsiasi politica di inclusione sociale non può prescindere dalla considerazione di strumenti volti a favorire lo sviluppo occupazionale e lavorativo. A fine 2008 in Italia, secondo un’indagine ad hoc effettuata da Nomisma su dati Infocamere, si contavano oltre 309.000 titolari di imprese individuali nati all’estero, di cui oltre il 77% cittadini extracomunitari. Il DPO, attraverso lo Studio sull’imprenditorialità nelle comunità dei migranti e strumenti di supporto per la creazione di impresa, ha inteso approfondire l’analisi del fenomeno dell’imprenditorialità dei migranti e del loro fabbisogno di supporto, nella prospettiva dell’allestimento di un’offerta pubblica adeguata alle diversità dei soggetti e delle realtà socio-economiche e territoriali di localizzazione delle imprese nelle Regioni Convergenza. Lo studio, a seguito di un’analisi puntuale del fenomeno a livello italiano, poi contestualizzato rispetto ai territori di riferimento, ha inquadrato il fenomeno dell’imprenditorialità nei territori di accoglienza evidenziando le relative peculiarità. Lo studio propone un modello integrato di accompagnamento e formazione alla creazione e allo sviluppo di un’impresa di migranti con prototipi di servizi, azioni formative e strumenti di lavoro. Infine la ricerca offre una ricognizione delle tipologie di sostegno finanziario correlata alle fasi del ciclo di vita dell’impresa di migranti e delle modalità di attivazione nell’ambito delle politiche strutturali comunitarie, nazionali e regionali 2007-2013.

In merito agli strumenti specifici per lo sviluppo di attività autonome, il DPO ha approfondito la tematica del microcredito, sulla base di una specifica necessità manifestata dalla regione Campania, mediante lo Studio sulla ricognizione di buone pratiche di azioni specifiche per la concessione del microcredito alle fasce deboli nella Regione Campania. Lo studio riporta un’analisi delle best practices in tema ed approfondisce i modelli di funzionamento delle esperienze più interessanti di microcredito a livello internazionale e regionale, evidenziando gli elementi di forza e di debolezza, insieme ai fattori esterni cruciali per una efficace replicabilità degli strumenti nella regione Campania.